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Il senso di Pippo per la rete

Martedì 9 Agosto 2011, 15:50 in Freestyler di

Auguri a Pippo Inzaghi! Ecco come un giocatore (apparentemente) privo di qualità è diventato uno dei più letali predatori del gol della storia del calcio

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Il 9 agosto di 38 anni fa nasceva a Piacenza uno dei più grandi attaccanti del calcio mondiale: Filippo Inzaghi. Miglior goleador italiano in Champions League, rivale di Raul e Gerd Muller per il trono di miglior marcatore europeo di ogni tempo, unico giocatore ad aver segnato in tutte le competizioni di club, pluricampione d'Italia, d'Europa, del mondo: ecco come un giocatore apparentemente privo di virtù è riuscito a farsi spazio nella leggenda.

Diciamocelo, Inzaghi non si ama a prima vista. Anche chi, come me, è ormai un Pippista convinto, lo è diventato gradualmente, anno dopo anno. Non un'illuminazione, ma una lenta presa di coscienza: più simile al risveglio del laico che al fervore del religioso. Pippo non è bello da vedere. La sua corsa è sgraziata, ingobbita; il suo calcio è asciutto, legnoso, del tutto scevro di eleganza. Pippo non fa assist, non tira da fuori area, non è abile in acrobazia, non concede nulla all'estetica. Il suo territorio non è l'ampia savana, ma il sottobosco oscuro. Non caccia, tende agguati e non disdegna le carcasse. Pippo ha in comune col leone solo il segno zodiacale, per il resto è più simile alla iena.

Eppure, è innegabile che ci sia qualcosa di straordinario in lui. Come ha potuto un giocatore fisicamente normodotato (non particolarmente potente, né agile, né veloce) e tecnicamente vicino alla mediocrità assoluta (tecnica approssimativa, pessima meccanica di tiro, zero dribbling, zero assist, zero gingilli, zero tutto) diventare uno dei più pericolosi attaccanti al mondo, in grado di vincere tutto quello che ha vinto?

In un famoso romanzo di Asimov, Golan Trevize viene prescelto per salvare i destini della Galassia grazie a una sua dote innata: la capacità di prendere la decisione giusta partendo da dati insufficienti. In un certo senso, è questo il segreto. Inzaghi ha un'incredibile capacità di lettura dell'azione quando ancora è allo stadio embrionale: lui sa in anticipo dove andrà a finire il pallone e si muove di conseguenza, anticipando tutti gli altri. Attenzione al verbo: lui non crede di sapere, lui sa. Non è un dettaglio da poco. Ci sono giocatori formidabili che conoscono poco il gioco (e uno ce l'abbiamo in squadra, con la maglia numero 7) e finiscono per far fruttare solo una parte delle loro enormi qualità.

Inzaghi, in questo, è un venerabile maestro. È la conoscenza del gioco. È il senso di Pippo per la rete.

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3 commenti
3
17 Ago 2011
alle 20:15

AE

Davvero un bell'articolo!

2
10 Ago 2011
alle 22:39

paolo_bl

concordo pienamente

Inzaghi è diventato Inzaghi grazie alla sua intelligienza (superiore alla stragrande maggioranza dei calciatori) voglia di sacrificio, e tanto sudore.

Se Cassano fosse nato col cervello di Inzaghi avrebbe già vinto 4-5 palloni d'oro; ma purtroppo (o per fortuna...) il talento e l'intelligenza sono confluiti in due corpi diversi

1
09 Ago 2011
alle 15:57

maik

migliore analisi non esiste <3

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